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Intervista a Paola Valori

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Non c’è esattamente un inizio. Credo di avere disegnato da sempre, poi nel tempo ho raffinato le tecniche seguendo percorsi di studi diversi, dalla decorazione alla grafica, alle arti visive. Mi sono formata all’Accademia di Belle Arti di Roma. Amo la sperimentazione, l’arte moderna e contemporanea mi hanno sempre appassionata, tanto che poi ho aperto uno spazio polivalente per ospitare mostre e eventi. (ndr Micro Arti Visive)

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente la tua arte?

Il mio grande amore è il collage. Rompere per ricostruire, recuperare frammenti, è la pratica artistica che più mi si addice. Perché ogni volta è un’avventura. Con il collage tutto si trasforma, mentre lavoro è tutto un divenire, sempre inaspettato. Sono molti gli artisti che mi hanno ispirata, dalle avanguardie di inizio Novecento, come i collages cubisti di Picasso e Braque, poi i papier collés dei futuristi e dadaisti, e i più recenti “decollage” di Mimmo Rotella. Ma anche l’ultimo Matisse, quando la malattia lo costrinse a rinunciare alla pittura. “Dipinti con le forbici” così Matisse chiamava i suoi collage, che vidi nel 2014 in una sua illuminante retrospettiva alla Tate Modern di Londra, e ne rimasi letteralmente folgorata.

Cosa cerchi attraverso le tua pittura?

Il collage è principalmente un lavoro autobiografico, forse anche i miei sono una sorta di “autoritratto”, ma come in tutti i manufatti, l’arte e la creatività non deve solo rispondere a regole estetiche, deve anche comunicare. Utilizzare materiale di recupero da vecchi giornali vintage, stoffe, vecchie carte da parati, è per me la tecnica liberatoria di elezione, dove ogni “ritaglio” ha un valore speciale, che parla di me e del mio immaginario. Non a caso il collage è molto utilizzato nell’arte terapia, per le sue infinite risorse terapeutiche.

C’è una parte della tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?

C’è un mondo parallelo che va di pari passo con me e la mia ricerca artistica, che è quello della galleria.

Lavorare con gli artisti, promuoverli, valorizzarli, è un’esperienza arricchente che mi completa molto. Vedere l’arte con un duplice sguardo, da artista e gallerista insieme, mi permette di avere una visione più ampia, confrontarmi con altri punti di vista espressivi che non sono i miei, e dare vita a progetti e condivisioni che fino ad oggi sono stati per me molto significativi.

Qual è il tuo rapporto con il mercato dell’arte?

Il mercato dell’arte è molto cambiato, ed è ancora in continua evoluzione. La crisi Covid poi ha trasformato tutto il sistema. Con la chiusura imposta dal lockdown ci siamo adeguati ai social, e abbiamo visto che nel web è possibile promuovere l’arte anche fuori dalle mura delle gallerie, e dagli spazi tradizionali. Internet arriva veloce ovunque, e l’offerta è molto variegata. Soprattutto le case d’aste hanno beneficiato della loro presenza online, ottenendo grandi risultati. Anche io ho resistito molto bene al periodo di inattività con la rassegna facebook “Un artista al giorno”. Ma questo certo non basta, credo che il mercato dell’arte per ripartire veramente abbia bisogno di riappropriarsi degli spazi fisici.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Io personalmente ho fatto dell’arte un mestiere. Certo, nell’Italia di oggi non è semplice… e credo che nello scenario attuale, per emergere un artista debba essere oltre che originale e innovativo, anche un abile business man.

Sito: https://www.paolavalori.it/

Francesco Cogoni.