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INTERVISTA A OZZO

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Il mio percorso artistico nasce da quando ho iniziato a frugare tra i fumetti di mio padre, recuperando in particolare gli albi di Dylan Dog di Tiziano Sclavi e una rivista contenitore “L’eternauta” (le riviste contenitore contengono più fumetti di vari artisti).
Ero attratto dalle copertine che proponeva la rivista in questione, spesso illustrate da Richard Corben, Moebius e Boris Vallejo.
Immagini che balzavano dal horror al fantasy, spesso con un tocco post-apocalittico, con un tocco cyberpunk e a volte steampunk.
Allo stesso tempo ero affascinato dai graffiti che vedevo per le strade, e ai cartoni animati degli anni 90′.
Non ci misi molto a capire che questi tre discipline erano correlate tra loro, infatti mi misi subito a riprodurre lettering e personaggi.
Questo è un percorso che vivo da quando avevo 7-8 anni, e da allora non ho più smesso di interessarmi sia ai fumetti che ai graffiti e le animazioni.
Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
Di sicuro le persone che hanno influenzato di più il mio percorso artistico sono Alessandro Melis, Antonio Mallus, e Mimmo Di Caterino. Alessandro Melis è mio zio, ed è stato lui a farmi vivere le mie prime esperienze con l’arte, coinvolgendomi a usare pennelli, matite, colori e argilla.
Antonio Mallus è stato il mio docente di Ornato disegnato (anche se non era di suo dovere mi diede nozioni di figura disegnata, e io ringrazio il cielo per questo).
È stata fondamentale la sua presenza, tutto quello che so e che ho imparato lo devo a lui, spesso mi raccontava aneddoti sul mondo dell’arte e delle sue esperienze di vita di quando era studente al liceo e in accademia.
Riguardo a Mimmo, ho conosciuto anche lui al liceo.
Non era mio docente, però mi rendeva partecipe alle sue iniziative e lo fà ancora oggi, penso che ci riteniamo entrambi personaggi interessanti e brave persone.
Queste tre persone mi hanno fatto vivere sulla mia pelle esperienze sul mondo dell’arte, esperienze che hanno formato chi sono io oggi.
Durante il liceo gli artisti che mi hanno influenzato di più sono stai Roy Lichtenstein, Duchamp e Mario Sironi, mentre ora sono influenzato da vari fumettisti tra cui Antonio Breccia, Moebius, Richard Corben, Ortiz, Alfonso Font e tanti altri…
Cosa cerchi attraverso l’arte?
Nell’arte cerco emozioni e esperienze di vita comuni a tutti noi.
Diciamo che nell’arte ricerco l’empatia e l’umiltà dell’artista e dei suoi osservatori.
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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
Per far capire la mia ricerca a chi non mi conosce, dico soltanto che si basa sullo studio di un personaggio dotato di un impatto visivo nei riguardi dell’osservatore.
Un impatto dovuto alle forme, le composizioni, la struttura, i suoi gesti e le sue espressioni, l’uso esclusivamente monocromatico dei riempimenti e degli spessori.
Si tratta di un personaggio che è capace di farti sorridere, di farti provare nostalgia, pentimento e qualsiasi altra emozione che l’osservatore ha vissuto o sta vivendo.
Cerco di rispecchiare in lui me stesso e le altre persone (essendo tutti umani ed essendo capaci di provare le stesse emozioni).
Qual’è il tuo rapporto con il mercato?
Odio il sistema dell’arte e il mercato che ci gira intorno.
Lo reputo vile e meschino, una presa in giro all’arte e ad i suoi acquirenti.
Ma so per certo che un artista è costretto ad inchinarsi ad esso per vivere della sua stessa arte.
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Gli consiglierei di aprire bene gli occhi e le orecchie perché nei giorni nostri la vera arte gira ovunque tranne che nei musei.
Passa per la TV, per i set fotografici, per i graffiti e la street art, per i fumetti, per la musica e i suoi video clip musicali.
Gli direi di distinguere il falso dal vero e di abbracciare tutto ciò che ci fa sentire e ci rende vivi.
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Contatti:
Francesco Cogoni.