Intervista a Nick Landucci

1)Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Nasce qualche anno fa come tentativo di esplorare la realtà tecnologica/digitale in cui viviamo in relazione al mondo materiale e alle problematiche dell’esistenza.

Per esempio: qual è il rapporto tra materia e metaverso, esiste una possibile sintesi?
Come si ridefinisce una teoria estetica alla luce della possibile unicità delle opere digitali (con gli NFT) o in un contesto di augmentation del processo artistico tramite l’intelligenza artificiale?

Cos’è il ‘reale’ nel contesto di una realtàin cui gli spazi digitali sono sempre più presenti nelle nostre vite?

Questo genere di problematiche sono alla base della mia ricerca.

 

2)Quali persone, situazioni o artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

 

Gli artisti che mi interessano maggiormente sono quelli che hanno esplorato più da vicino la materia perché tutta la mia ricerca parte sempre e comunque dalla ‘realtà materiale’, prima di espandersi e, a volte, perdersi negli spazi digitali.

Per esempio il lavoro sulle masse di Michael Heizer e le installazioni di Serra, o, tra i più contemporanei, Arcangelo Sassolino e Alicja Kwade.

 

3)Cosa vuoi esprimere attraverso l’arte?

 

Niente. Non considero l’arte come un mezzo d’espressione personale.

Semplicemente con l’evoluzione dell’uomo si generano sempre nuovi punti di domanda riguardanti la nostra esistenza in relazione alla realtà che ci circonda.

L’arte non dà risposte a queste domande, ma ha una specie di ruolo riconciliatorio: non sappiamo perché siamo qui e ci è difficile afferrare l’essenza del mondo che ci circonda, però l’arte riesce a trascendere questa situazione e, almeno nel campo estetico, tutto sembra avere un senso.

 

4) Mi piacerebbe approfondire sul tuo ultimo progetto artistico, cosa puoi dirci?

 

Recentemente ho realizzato una serie di lavori che ho chiamato Solipsism.

 

Il processo di ogni Solipsism inizia con la realizzazione di centinaia di sculture fisiche per stabilire il principio estetico della serie.

 

Successivamente viene fatto il training di un sistema di reti neurali sul dataset costituito dalle immagini delle sculture fisiche, fino a quando l’intelligenza artificiale è in grado di generare nuove sculture digitali in modo indipendente.

 

​Il lavoro finale consiste in infinite sculture, lasciando che l’intelligenza artificiale ne generi di nuove per sempre.

​L’essenza dell’opera risiede nell’infinita serie delle opere digitali, tutte diverse tra loro ma basate su un unico principio iniziale, proveniente dal mondo materiale e del lavoro manuale.

5) Qual è il tuo rapporto con il mercato? che possibilità ci sono di emergere per un giovane artista?

 

Il mercato degli NFT è sicuramente una porta d’entrata per i giovani artisti.

È aperto a tutti e non occorre necessariamente la protezione di una galleria.

Ma il vantaggio delle piattaforme NFT coincide con il suo svantaggio: non essendo filtrate da curators e gallerie, c’è di tutto e, sinceramente, per ora ci sono pochissimi lavori che hanno a che fare con l’arte.

Inoltre, attualmente, la maggior parte dei collezionisti di NFT non sono collezionisti d’arte, anche se pensano di esserlo.

È un mercato ancora non maturo, in evoluzione, che penso pagherà chi lo affronta seriamente sin dall’inizio.

6)Cosa consiglieresti ad un giovane che vorrebbe vivere di arte?

Non so cosa rispondere.

Ho iniziato il mio percorso nell’arte in età matura quando avevo già i mezzi per intraprendere una ricerca artistica senza dovermi preoccupare troppo di gallerie o di vendere a qualsiasi costo. E’ una situazione ideale per un artista, perché permette di focalizzarsi unicamente sulla ricerca senza pressioni esterne.

Contatti:

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Francesco Cogoni