Intervista a Maurizio Cesarini

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

  • Nel 1974  arrivato in Accademia da studente, ebbi da subito una sorta di spaesamento; i miei studi di arte contemporanea arrivavano sino all’impressionismo e il prof. di storia dell’arte iniziò subito con un seminario su Duchamp, aprendomi un nuovo scenario visivo e concettuale, riconfigurando le possibilità di intendere l’opera d’arte in senso più ampio.

 

Quali persone, situazioni o artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

  • Sempre in accademia conobbi casualmente un fotografo che aveva lavorato con Urs Lüthi, aprendomi nuove possibilità di intendere il lavoro artistico; non solo lavorare sull’opera, ma intendere il proprio corpo come opera. Precedentemente i miei numi tutelari in campo artistico erano stati Mario Sironi e Constant Permeke.

Cosa vuoi esprimere attraverso l’arte?

  • Direi l’arte; come dichiara Ben Vautier: “L’arte è un discorso sull’arte“, ma allo stesso tempo l’arte serve a declinare un proprio vissuto, un proprio pensiero che attraverso questa diviene forma e concetto.

 

Mi piacerebbe approfondire sul tuo rapporto con l’identità, cos’è per te l’auto ritratto?

  • Sin dagli anni 70, attraverso le varie performance praticate, cercavo una definizione identitaria di tipo politico e sociale; erano gli anni del femminismo e della riarticolazione del concetto di identità maschile. Quindi il travestitismo che adottavo cercava, forse ingenuamente data la giovane età, di abolire almeno da un punto di vista fisionomico le differenze tra maschile e femminile. Negli ultimi anni la lettura di Jacques Lacan che ridefinisce la condizione statutaria del Soggetto attraverso una sorta di negazione egoica, mi ha spinto ad analizzare il senso dell’identità in una forma più ampia adottando anche una varietà di modalità procedurali quali il video, la fotografia e la performance. La riflessione si è amplificata attraverso una dilatazione del concetto identitario arrivando ad una interrogazione, perlopiù concettuale, sull’identità dei mezzi che adopero (fotografia,video, performance).
    L’autoritratto paradossalmente rappresenta lo smacco dell’irrappresentabilità, fondato sull’infondatezza della unicità egotica. Per cui non può che darsi nell’esattezza (almeno evocata), di una iconografia della disseminazione; nella determinazione (sempre mancante a se stessa) , della pluralità. L’assetto immaginario della auto-rappresentazione presume per sua natura la polverizzazione dell’imago, in una ripetizione di sé senza soluzione di continuità.

Direi che il senso del mio lavoro può riassumersi tra due pensieri che in qualche modo lo rappresentano; l’uno di Montaigne quando dice “Sono io stesso la materia del mio libro“; l’altro di Lacan che esplicita chiaramente ciò che penso:Laddove mi vedo non ci sono,dove ci sono non mi vedo“.

Qual è il tuo rapporto con il mercato? che possibilità ci sono di emergere per un giovane artista?

  • Il rapporto con il mercato è stato sempre schizoidamente conflittuale; non lo dico per rivendicare una falsa coerenza ed una onestà integralista, semplicemente ho sempre sentito l’urgenza di fare ciò che mi sentivo di fare; di dire ciò che mi sembrava importante dire, senza preoccupazioni di vendita. Quando questa è avvenuta naturalmente non mi è certo dispiaciuta, ma non ho mai ragionato in sua funzione. Per quello che riguarda i giovani artisti noto un paradosso sostanziale, nella società liberista attuale è più facile per loro farsi conoscere, ma spesso la loro parabola artistica appare più breve. Questo in nome di un consumo o di una idea che considera l’arte come merce e come tale va costantemente rinnovata.

Cosa consiglieresti ad un giovane che vorrebbe vivere di arte?

  • Secondo la mia esperienza consiglierei di avere un lavoro per sostentarsi, questo permette di praticare una totale autonomia sulla propria produzione senza cadere nei ricatti o nelle imposizioni che a volte alcuni galleristi intimano sopratutto ai giovani artisti. Poi ognuno può scegliere o adattarsi e cercare di sopravvivere della propria arte (ma in Italia è pressoché impossibile) o imporla restando tenacemente ancorati, seppur in maniera dialettica, alle proprie convinzioni.


SITI WEB

http://www.iofotoreporter.it/index.php

http://videoinstallazione.blogspot.it/2011/07/maurizio-cesarini.html

http://www.ilmuromag.it/intervista-maurizio-cesarini-si-racconta/

https://www.youtube.com/watch?v=SXfeAeEGIXY&feature=player_detailpage

http://www.artperformance.org/search/MAURIZIO%20CESARINI/

http://xxxfuorifestival.com/index.php/maurizio-cesarini-emiliano-zucchini-indice-autori-schede

http://1462contemporaryart.com/sayfa.aspx?dil=en&sayfa=159&kategori=88

http://www.extremes.shi-yu.net/raw/pages/Maurizio%20Cesarini%2001.html

https://progettovolpinimagazine.wordpress.com/tag/maurizio-cesarini/

http://www.manuelamancioppi.com/eventi_2015_leoexmachina.htm

http://www.bauprogetto.net/dodici.html

http://www.arsetfuror.com/r3Gallerie38A.htm

http://www.ignorarte.com/#!Intervistare-larte-Maurizio-Cesarini/lc3dm/573835280cf21b2e94b50b7a

http://www.ignorarte.com/#!Maurizio-Cesarini-video-artistperformer-ad-EstrazioneAstrazione/lc3dm/57798a250cf22a49acef5265

Francesco Cogoni.