Intervista a Marco Zucca

Potete ascoltare un brano dell’artista intervistato al link di seguito:
Buon ascolto e buona lettura.
Quando e come nasce il tuo percorso artistico-musicale?
Nasco nel 1996 in una famiglia piena d’arte: la musica dalla parte di mio padre e la pittura dalla parte di mia madre.
È quindi da che ho memoria che sapevo già dove indirizzare la mia vita, a partire dal percorso di studi (prima conservatorio, poi Liceo Artistico Foiso Fois)
Quali persone, musicisti e episodi influenzano maggiormente il tuo lavoro?
Scegliere i musicisti mi hanno influenzato di più è molto difficile, potrei dirne tanti per ogni sfumatura e ogni aspetto che mi compone musicalmente, tuttavia credo che, riassumendo abbastanza, i più importanti siano: Jason Mraz: colui che mi ha fatto realmente avvicinare al canto in maniera importante, ma soprattutto alla chitarra per potermi accompagnare, che in quel periodo avevo mollato per poca motivazione (inizialmente sono partito come pianista, la chitarra arrivò dopo) Matthew Bellamy (MUSE): Bellamy è il musicista che mi ha fatto mettere in gioco e mi ha dato l’ispirazione tale da iniziare a suonare la chitarra elettrica, vedendo lo strumento non più solo un mezzo per accompagnare il canto. Beatles: I Beatles hanno letteralmente cambiato la mia vita, sono davvero il gruppo che più mi ha formato dal punto di vista specialmente compositivo.
Per quanto riguarda il resto della domanda, accorperei persone ed episodi insieme rispondendo con: Le persone più care che mi circondano e ciò che faccio insieme a loro. Influenzano, nel bene e nel male (più bene che male) il mio lavoro, da sempre, sono la mia benzina.
Cosa cerchi dalla musica e cosa vuoi dare attraverso lei?
Dalla musica cerco comprensione e conforto, ma anche dolore e sofferenza in base al periodo della mia vita.
La musica deve sapersi adattare al mio stato d’animo e amplificare i miei sentimenti.
Ciò che voglio dare attraverso la musica è la sensazione che mi fa provare sulla mia pelle. Vorrei che attraverso me si captasse ciò che mi fa sentire, e non è sempre facile.
C’è una parte della tua ricerca musicale di cui vorresti parlare in particolare?
Io sono in costante ricerca, lo sarò sempre finché respirerò. Se devo citare una ricerca in particolare penso che la più recente sia degna di nota: La scrittura in italiano non mi è mai appartenuta, ho iniziato da poco più di un anno a scrivere in italiano ed è un’esperienza totalmente nuova e diversa per me.
Il mio unico rammarico è di non aver approfondito la cosa prima, ma sto iniziando ad ottenere i miei risultati.
A brevissimo ci saranno importanti news!
Qual è il tuo rapporto con le case discografiche? che possibilità ci sono di emergere?
Il mio rapporto con le case discografico è molto neutro, perché non mi sento di avere un’idea univoca su di esse. Penso che ognuna sia differente, con pregi e difetti di diverso tipo. Le possibilità di emergere ci sono, ma sono poche e non esattamente alla portata di tutti. Ci vuole la tanto discussa dose di fortuna, ci vuole occhio e bisogna prendere il treno giusto. Nulla è impossibile, ma penso che le due cose più importanti in assoluto per emergere siano: tanta pazienza e crederci più di ogni altra cosa.
Cosa consiglieresti ad un musicista che vorrebbe vivere di quest’arte?
Vivere di musica è molto difficile ma non impossibile. Ma la musica può darti diverse possibilità, quindi la risposta sarebbe:
Dipende.
Dipende da qual è il tuo obiettivo.
Musica originale? Insegnamento? Orchestra? Rimanere su palchi piccoli?
Ci sono tante variabili in base a ciò che si ha in mente di portare avanti.
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