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Intervista a Luca Fiscariello

Quando e come nasce la tua passione per la scrittura?

L’esigenza di imprimere su carta il mio personalissimo sguardo sul mondo mi accompagna fin da bambino, perché la scrittura aiuta a mettere in fila i pensieri e a non agire d’impulso. Negli ultimi anni, però, si è manifestato forte il desiderio di dare voce ai miei pensieri, fino a comprendere che per me il suono delle parole non ha mai preso vita dalle corde vocali, ma dal fruscio di una penna quando incontra il suo foglio bianco.

Quali persone, situazioni o scrittori hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

È la curiosità che stimola maggiormente il lavoro di uno scrittore. I romanzi nascono tra i calpestii sui marciapiedi, tra le lunghe file al supermercato e nel traffico cittadino. La base di partenza, però, resta comunque la lettura. Leggere apre la mente e permette di conoscere mondi e personaggi sempre nuovi. Una casa con una libreria ben variegata, per un bambino, fa spesso la differenza nel percorso di crescita. Nel caso specifico del mio romanzo devo sottolineare come sia figlio del processo di introspezione maturato durante la pandemia. Essere costretti a fermarsi e vivere una situazione così irreale ha permesso a tanti di guardarsi dentro e, nel mio caso, ritrovare me stesso tra le pagine di un libro.

Cosa vuoi dare al lettore attraverso i tuoi romanzi?

La semplicità delle piccole cose. Viviamo giorni instabili e frenetici, in cui non c’è possibilità di voltarsi indietro. Mi piace pensare che, con il mio romanzo, si torni sui propri passi, a riscoprire il tempo in cui ci si accontentava di rincorrere un pallone tra i vicoli della memoria.

I sogni dei bambini sono gratis, questo è il titolo del tuo romanzo d’esordio, che storia troveremo leggendolo?

La storia di un adulto che nel momento catartico di un trasloco ritrova il quaderno dei temi di quinta elementare. La lettura di quei temi lo porta, inesorabilmente, a fare i conti con la propria memoria.

Che rapporto hai con le case editrici e che possibilità ci sono di emergere per un giovane scrittore?

Ho un rapporto molto sereno e comprensivo con le case editrici. Il periodo non è facile e ogni giorno centinaia di manoscritti girano per il paese alla ricerca di un posto nel mondo. C’è da fare i conti con la crisi del settore e, probabilmente, con una qualità media di lavori non proprio eccelsa. Per questo motivo le possibilità di emergere per un esordiente sono estremamente basse. Tuttavia ritengo che la passione, la caparbietà e naturalmente la qualità, possano fare ancora la differenza.   

Cosa consiglieresti ad uno scrittore che vorrebbe vivere di quest’arte?

Mi piace pensare che le qualità umane possano ancora rappresentare un requisito in più, nella difficile rincorsa al successo. Essere umili può aiutare molto, ad esempio, in quanto sei portato ad approfondire, a leggere tanto, a studiare e trovare il giusto compromesso tra aspirazioni e concretezza. Sì, direi che l’umiltà è sempre un buon inizio.

 

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