Intervista a Francesco Mariani

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Mah… ogni volta che me lo si chiede rispondo sempre “da quando ho memoria“, ed è la verità.

Completamente autodidatta, i miei studi universitari sono in tutt’altro ambito. Ho sempre utilizzato le immagini in ogni modus creativo (illustrazione, grafica, pittura) sempre con l’idea di fare “le mie cose” a modo mio. Avere il “mio alfabeto”, e parlare agli altri. Per darti un riferimento temporale, dipingo attivamente ad acrilico da una decina di anni. In mezzo alle altre mie sfumature quotidiane.

Disegno da sempre.

 

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo percorso?

Sono figlio degli anni ’80. Libri, film, videogiochi, fumetti, musica…vengo da lì! Il mio background è quello.

Poi ogni persona che incontro mi arricchisce nel bene e nel male.

Artisti e non.

Gli incontri con gli artisti sono più che altro rapporti umani, dove raramente parliamo delle nostre creazioni. Meglio restare esseri umani dal vivo!

Episodi… forse vedere piangere di fronte a un mio quadro, vedere ritrovarsi nella vita di altre persone, sentire la responsabilità ogni volta che si crea qualcosa.

È come aprire bocca durante una riunione di lavoro… non devi dire cazzate.

 

Cosa cerchi attraverso la tua arte?

Parlare.

Trovare il mio alfabeto.

Le mie “cose” sono autobiografia.

Parlo di me, della mia vita e di tutto quello che mi piace e non trovo nelle opere altrui.

Ho sempre cercato di fare da solo ciò che cerco.

Farti vedere il mio mondo, con i tuoi occhi… con i miei occhi.

C’è una parte nella tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?

Parto dal presupposto che è una ricerca infinita, nel senso che non c’è un punto dove puoi dire “ok sono giunto a destinazione”.

Hai momenti dove sei soddisfatto, ma durano troppo poco. Come ho detto prima, la mia ricerca è solo dirti le cose come solo io vorrei saper fare.

La tela è un megafono per parlare a più persone.

Amo l’acrilico perché puoi lavorare con una certa velocità, e spesso preferisco cogliere l’idea di getto, senza dover aspettare troppo che il colore asciughi.

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

Non ho i numeri o così tanta consapevolezza dell’ambiente per parlare di “mercato”.

Io faccio cose, le mie cose e le vendo a chi le adotta nella sua vita. Il mio rapporto acquisto-vendita è il mio mercato.

Non sono in gara con nessuno se non con me stesso e il tempo.

Una cosa che noto è quanto però il “mercato” influenzi gli acquisti, quello si… si comprano quadri che neanche si appendono.

Il Mercato. “Il Mercato ti dà un peso”, dicono.

Per il resto, ti piace, mi scrivi in privato e blocco l’opera e la spedisco se non te la posso dare a mano.

È bello parlare con chi acquista una mia opera e sentire le sue parole.

Si vive negli occhi degli altri.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Fai quello che ti piace e vivilo.

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Francesco Cogoni.