Intervista a Daniele Pillitu

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

E’ stato un percorso molto altalenante, mai progressivo,fatto di interruzioni e lunghi periodi di inattività, fino a quando ho avuto la possibilità di frequentare nel 1996 un corso regionale di due anni alla scuola edile, dove ho avuto un maestro che mi ha insegnato le vecchie tecniche pittoriche utilizzate e tramandate dai vecchi decoratori. Prima di quella data, ricordo che da piccolo, specialmente a scuola mi piaceva molto disegnare e mi applicavo spesso. L’ultimo anno delle medie decisi di fare la pre-iscrizione al liceo artistico, ma al momento dell’iscrizione ufficiale, mio padre decise per me e mi fece cambiare indirizzo scolastico. Da quel momento ho smesso per circa otto anni di disegnare, tranne che in sporadici momenti.

Dal 1996 con l’inizio del corso che decisi di frequentare, soprattutto per imparare un mestiere ( infatti oltre alla decorazione pittorica prevedeva anche tinteggiature ed effetti decorativi di ambienti interni ed esterni), mi specializzai in finiture edili, quindi iniziai a lavorare in questo settore, però abbinando alla tinteggiatura anche decorazioni pittoriche, imitazioni sempre pittoriche di vari materiali come pietra, marmo, legno, restauri di dipinti nelle chiese e nei soffitti. Quindi sia i lavori artistici che quelli più edili camminavano parallelamente. Successivamente da autodidatta ho approfondito la tecnica del

Trompe-l’oeil che iniziavo ad utilizzare per i dipinti interni. Nel 2004 decisi di aprire una attività individuale , e nacque così Pittur Art di Daniele Pillitu. Iniziai ad appassionarmi di muralismo, quindi sempre da autodidatta, cercai di perfezionarmi sempre di più in questo.

Nel 2014 frequentai un corso a Cagliari per pittura ad olio da un maestro molto valido, dove appresi questa tecnica e iniziai a dipingere su tela ottenendo ottimi risultati e belle soddisfazioni.

Ad oggi noto che le richieste di lavori artistici stanno aumentando, ma continuo sempre a mantenere i lavori di finiture di interni ed esterni che mi consentono di coprire periodi dove magari c’è meno richiesta di dipinti.

 

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo operare?

Partendo dalla mia infanzia, la prima persona che mi ha influenzato maggiormente è stato mio nonno.

Lui come hobby dipingeva su tela,si dedicava a molti lavori artistici come decorare oggetti, piante e tutto ciò che gli capitava per mano.

Ricordo che da piccolo mi aiutò a dipingere un quadro per un concorso paesano dove venni per la prima volta premiato con una targhetta, come secondo classificato.

Ero felicissimo, quello è stato il mio primo riconoscimento per un mio lavoro pittorico.

Le altre persone importanti nel mio percorso artistico sono due, il mio maestro decoratore della scuola edile Antonio Mereu, e il mio maestro di pittura ad olio Antonello Pintus.

Da loro ho tratto insegnamenti molto validi ed importanti, sia dal punto di vista tecnico che umano.

Mi appassionano molto i vecchi pittori fiamminghi e le loro tecniche pittoriche, ma in particolar modo l’artista a cui mi sono maggiormente ispirato per quanto riguarda la pittura ad olio, è Caravaggio, perché nelle sue opere mi piacciono molto i forti contrasti di luce e ombra.

 

Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?

Quando la committenza mi lascia carta bianca cerco sempre di esprimere ciò che sento, e di trasmettere le mie stesse emozioni a chi osserva l’opera, sia essa su tela o su parete.

Nelle occasioni che mi permettono di esprimermi liberamente, mi è già capitato varie volte che alcune persone mi abbiano detto di essersi commosse di fronte all’opera, che l’opera è stata molto emozionante. Sentire queste parole partire spontaneamente da parte di chi osserva, senza che io chieda loro alcun parere, mi gratifica tanto, per me significa aver raggiunto un traguardo molto importante, che non ha prezzo, ed è ciò che mi stimola a continuare.

Mentre al contrario, quando la committenza mi dice cosa devo dipingere, quali colori devo utilizzare, ecc. allora mi sento solo un esecutore, e non affronto il lavoro con quell’entusiasmo e quella voglia che mi accompagna quando i clienti mi danno fiducia e mi lasciano libero di dipingere, perché so che il risultato finale non è frutto del mio pensiero e della mia anima. Infatti i lavori che mi hanno appagato di più, e dove ho ricevuto più apprezzamenti, sono stati sempre quelli dove mi hanno lasciato la libertà di espressione di cui ho bisogno.

 

C’è una parte della tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?

Devo dire che non c’è proprio una ricerca artistica a causa del fatto che non ho la possibilità di dipingere continuamente, per motivi di lavoro e famiglia.

Noto che se riesco a dedicarmi per un periodo lungo alla pittura, allora sento la necessità di ricercare qualcosa, è una ricerca che viene spontanea ma che allo stesso tempo svanisce nel momento in cui non riesco a essere più costante.

Quindi al momento posso dire di non essere riuscito a causa di questi alti e bassi, a spingermi oltre per capire dove sono in grado di arrivare.

Spero in futuro di trovare più calma e tempo da dedicare a me stesso e alla pittura.

 

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Il mio rapporto con il mercato è quello di un continuo combattere per rimanerci dentro. Nel senso che bisogna sempre lottare per cercare di farsi valere, e rimanere al passo della concorrenza.

Il mercato lo vedo come una guerra al ribasso, c’è sempre quello che fa il prezzo più basso per accaparrarsi il lavoro, poi c’è chi acquista, che vuole sempre lo sconto.

La mia filosofia però, da quando ho intrapreso questo mestiere, è quella di cercare sempre di distinguermi, e offrire più qualità, quindi di fare qualcosa che non tutti sono in grado di fare, e farla bene, per avere la possibilità rispetto agli altri di essere più richiesto dal mercato.

 

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Sicuramente di coltivare sempre la passione, di inseguire sempre i propri sogni, di perseverare e cercare di distinguersi, proporsi sempre.

Essere sempre umili, e consapevoli che inizialmente si devono fare sacrifici e rinunce per poter raccogliere i frutti in futuro.

Non si può avere la presunzione di ottenere tutto subito.

Vedo la carriera di un artista, dove mi ci immedesimo anche io, come un percorso sempre in salita, dove ogni tanto ci sono anche delle tappe che ripagano questa fatica, con la possibilità di fermarsi per prendersi delle soddisfazioni, per poi continuare questo cammino, dove nessuno secondo me può considerarsi arrivato…

C’è sempre da imparare.

sito: https://www.pitturart.net/
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Francesco Cogoni.