Intervista a Cristina Iotti

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Il mio percorso artistico purtroppo è iniziato molto tardi,anche se praticamente disegno da sempre e sono nata in mezzo ai colori in quanto mio padre aveva un negozio.

Dopo studi tecnici-commerciali mi sono diplomata in illustrazione allo IED di Milano, ma poi ho intrapreso un’attività di libera professione nell’ambito del design ceramico perché la zona dove abito è la capitale mondiale delle piastrelle per cui è stata quasi una scelta obbligata occuparsi di quello, in quegli anni poi le cose andavano molto bene e c’era molto lavoro, poi con l’inizio della crisi ho iniziato quasi per caso a dipingere e a collaborare con piccole gallerie e a esporre in piccole realtà e a fare concorsi,quindi il mio percorso artistico è nato praticamente “grazie” alla crisi industriale.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo percorso?

Aver vinto la Targa oro al Premio Arte sezione grafica per due anni consecutivi ha dato certamente una svolta al mio percorso, poi sicuramente anche la collaborazione pluriennale con la Costa Crociere, per cui ringrazio le persone che hanno creduto in me e i curatori Casagrande&Recalcati per avermi scelto diverse volte  per collaborare con loro per l’allestimento delle navi.

Come artisti diversi hanno contribuito a farmi scegliere come tecnica le matite colorate, in una fiera vidi i disegni di Andrea Barin e Andrea Boyer  e da allora iniziai a tralasciare altre tecniche e iniziai a focalizzarmi e a riscoprire le matite colorate/matita che non avevo più utilizzato dai tempi del corso di Illustrazione.

Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?

Ho scelto una tecnica molto lenta e di poco impatto immediato rispetto all’olio o altre tecniche per cui è difficile “fare colpo” immediatamente, però è quella che mi permette di trasmettere stati d’animo e mondi interiori con poesia, attraverso un dialogo intimo con me stessa… è una tecnica che richiede tempi lunghi, non sempre compresa e valorizzata.

La realizzazione di un disegno avviene quasi come un mandala, con immensa pazienza e con movimenti lenti e ripetitivi.

Odio i modi di esprimersi “urlanti” e sgomitanti  sia nell’arte che nella vita.

C’è una parte nella tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?

Ho iniziato un progetto, che ancora non so bene come poi porterò avanti, che tratterà un argomento e tema “difficile”, trattato comunque sempre con delicatezza.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Credo che il mercato spesso non vada  a braccetto con la meritocrazia (come quasi tutto in italia) ed è influenzato da tremila altri fattori, è uno scenario complesso e a volte avvilente.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Consiglierei sicuramente di trasferirsi e/o di lavorare con l’estero. (purtroppo)

 Contatti:

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 Francesco Cogoni.

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