INTERVISTA A CANARIA

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Disegno da quando sono alle elementari, ho cominciato perché la mia compagna di banco nonché grande amica disegnava i personaggi dei cartoni animati e ho voluto imparare anche io.

Da allora ho copiato una quantità enorme di disegni fino ad avere l’esigenza di imparare a crearli di mio pugno prendendo ispirazione da me stessa più che dall’esterno.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Nascere in una famiglia di grandi amanti dell’arte e in particolare da un papà fotografo ha sicuramente fatto da terreno fertile per la mia inclinazione alle arti visive e la sensibilità alla bellezza.

Come ho scritto la prima persona che mi ha spinto a cominciare è stata la mia compagna di banco, assolutamente cruciale per suscitare in me la curiosità verso l’arte.

Come tanti ho cominciato seguendo la linea dettata dalla Disney e i suoi grandi classici animati.

In più leggevo ogni mercoledì il fumetto di Topolino e da li ho imparato a disegnare i personaggi principali.

Una svolta importante è avvenuta gli ultimi anni dell’università di Architettura durante la quale ho avuto bisogno di mettere da parte dei soldi e iniziato a realizzare magliette dipinte a mano con colori appositi per stoffa.

Per la prima volta mi sono confrontata con le esigenze di clienti veri e con richieste molto diverse dal mio stile.

Ho imparato a dare un valore monetario al mio lavoro e a velocizzarmi nella realizzazione anche di disegni complessi.

Negli stessi anni ho scoperto quasi per caso il mondo dell’illustrazione e della grafica che mi hanno aperto gli orizzonti: da qui ho cominciato a capire che disegnare poteva diventare il mio primo lavoro.

In particolare un’artista che mi stimo tantissimo e che ho scoperto in quegli anni è Rebecca Dautremer, un’illustratrice francese.

Ho proseguito i miei studi a Roma e questa esperienza è stata cruciale per la mia formazione.

Vivere in una città d’arte come la Capitale mi ha permesso di ampliare enormemente la mia libreria personale di ispirazioni e di convivere con persone appassionate come me di diversi ambiti creativi.

Per uno studente nel pieno della formazione essere circondata dalle opere dei grandi maestri del passato e avere la possibilità di conoscere le tendenze del presente mentre si stanno creando è linfa vitale per la fantasia.

Il fumetto, le graphic novel, la street art e l’illustrazione sono oggi i rami che mi interessano maggiormente: Dylan Dog, Hugo Pratt, Zerocalcare, Leo Ortolani, Lrnz, Etam Cru, Dulk, De Conno e tantissimi altri.

Una persona fondamentale nella mia formazione inoltre è stata senza dubbio Cristiana Cerretti, con la quale ho seguito il corso di illustrazione in accademia e un workshop avanzato.

Cosa cerchi attraverso l’arte?

Credo che l’arte sia l’attività umana che avvicina maggiormente l’uomo al divino.

Se penso all’idea di bellezza immediatamente mi viene in mente la Natura che dal macroscopico al microscopico è perfetta e sorprendente.

L’uomo è solo una parte del tutto, un frammento di un sistema che non saremo mai in grado di comprendere fino in fondo.

E credo che questa potenza ci permetta di conoscerci meglio e di raggiungere momenti di gioia profonda.

Attraverso l’arte cerco di cogliere la bellezza e di trasmetterla a chi osserva i miei lavori.

Vorrei riuscire a donare emozioni positive all’osservatore, o almeno suscitare una riflessione.

In più, semplicemente, non riesco a non disegnare, quindi spesso attraverso l’arte cerco di buttar fuori ciò che provo.

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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

La parte più difficile per me è trovare uno stile riconoscibile.

Chi mi conosce sa che sono molto versatile e spesso i miei lavori sembrano fatti da persone diverse.

Amo la sperimentazione e la mia curiosità mi porta a seguire artisti di ambiti molto diversi, vado perciò molto a periodi e a stati d’animo.

Passo da illustrazioni dai colori vivaci e tratti leggeri a bianchi e neri pastosi e pesanti.

Mi riconosco nella frase “sono le persone che incontro” ma ancora di più “sono le cose che vedo”.

Spesso non vivo bene questa mia versatilità e mi piacerebbe avere uno stile riconoscibile a prima vista, ma sono anche vicina ad accettare questa mia caratteristica e farne un punto di forza.

Anche perché son convinta che l’illustrazione sia l’arte al servizio del testo ed è giusto che per ogni genere ci sia il tratto adatto.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Il mio rapporto col mercato al momento è all’inizio.

Ancora oggi la mia attività principale sono le magliette autoprodotte e non ho ancora pubblicato libri, perciò non posso parlare di rapporto con editori o galleristi.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Vivere d’arte non è semplice, ma chi si affaccia a questo mondo lo sa bene.

Quindi il primo consiglio è quello di rimboccarsi le maniche e studiare molto, esercitarsi e buttarsi.

Cercare riscontri esterni e non sentirsi mai arrivati, ma continuare a voler crescere e imparare.

Guardare con occhio intelligente le persone che sono già affermate e che si stimano e domandarsi cosa ci interessa di quell’artista, perché e come possiamo adattarlo alla nostra persona.

Consiglio di non prendersi troppo sul serio ma neanche di sottovalutarsi e sentirsi inferiori ai grandi del settore o a persone che sono arrivate al successo o alla soddisfazione prima.

Inoltre credo sia importante capire in che settore si può inserire il nostro lavoro e quale sia il modo migliore di proporsi anche in base ai cambiamenti che subisce quel settore.

Ultima osservazione, per me è importante non lasciarsi trascinare dalle mode ma continuare a fare il proprio percorso personale.

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Francesco Cogoni.