Francesco Amadori “Appartato come prima”.

Come procede la vita in questo momento difficile?

Appartato come prima, ora scopro che lo sono un po’ tutti ma per quasi tutti è una costrizione, non una scelta.

Stai continuando a dipingere?

In modo discontinuo ma non c’entra la pandemia, succede quando i miei interessi si orientano in una direzione sconosciuta.

Com’è cambiata la tua arte in una condizione di semi isolamento come quella in cui ci troviamo?

I miei pensieri ed azioni, quindi anche la pittura sono conseguenti ad una visione esistenzialistica, i fattori esistenziali prima o poi entrano anche nella parte espressiva o creativa, ne sono sia l’oggetto che il clima.

Alcune fotografie che allego testimoniano il mondo da me osservato in questo periodo e che farà parte della rielaborazione mentale e creativa dei prossimi lavori che ancora non riesco a ben definire, si tratta di ritagli fotografici di fenomeni naturali e non, quali il moto delle onde, il territorio della battigia nel quale nulla assume una forma definitiva per via dell’incessante lavorio del mare.

Hai modo di tenerti in contatto e condividere la tua arte con i fruitori? Che ruolo giocano i Social in questa battaglia?

L’arte risponde sostanzialmente ad istanze umane autentiche nelle quali chi la osserva si riconosce come protagonista, quindi i miei protagonisti, e sono pochissimi, aspettano, come me, i nuovi episodi nei quali essere coinvolti e nei quali riconoscersi.

I social servono per cogliere cosa succede attorno in modo da essere capaci di recepire quella realtà di cui appropriarsi.

Che ruolo dovrebbe svolgere l’artista in questo momento storico?

Quello di sempre come ho cercato di raccontare nelle risposte precedenti, con la premessa che la realtà di questi giorni non è una sorpresa per chi da anni ne legge la preparazione costante e capillare in ogni parte della terra.

Secondo te, come cambierà il mondo, ma soprattutto i mercati dopo la fine del covid-19?

Ecco questo è l’aspetto più interessante.

Il sistema capitalistico è una brutta bestia che, non avendo più antagonisti esterni a partire dalla caduta del muro di Berlino nel 1989, li genera in modo imprevedibile al suo interno per l’irrazionalità dei fondamenti, fra cui appunto l’anarchica autoregolazione del libero mercato, sui quali si regge.

Considero questa situazione generata della pandemia come la più grande prova al riguardo, ancora non sappiamo in che modo si assesterà il mondo ma già ciò che sta succedendo ha tutte le caratteristiche di una profonda crisi del sistema, lo stesso Marx aveva previsto che sarebbe potuto implodere più per le contraddizioni interne che per l’azione di forze soggettive antagoniste.

Non credo che Il mercato dell’arte, perfettamente allineato sulle regole del libero mercato dei prodotti, subisca nell’immediato grossi contraccolpi, riguardando appena l’uno per mille di coloro che praticano l’attività dell’arte visuale, per giunta un uno per mille che ha come referenti una altrettanto esigua fetta dell’umanità.

Sarà interessante invece vedere ciò che accadrà all’interno del restante 999 per mille degli “artisti“ visuali.

Questo momento potrebbe essere l’occasione per sganciarsi dall’influenza di ciò che succede ai “piani alti“, è una pura ipotesi e per me la più affascinante, considerata la fragilità e la variegata composizione di questo mondo.

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Francesco Cogoni.

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