Diari notturni 039

Ho costruito mentalmente l’opera come fosse una sorta di poesia.

Ho pensato al mio cielo ed al cielo di Salerno che avrebbe ospitato l’opera, perciò ho chiesto ad Angelo Lazzano di inviarmi una foto del suo cielo in tempo reale, io contemporaneamente ho fotografato il mio, all’inizio ho pensato di spedire il mio cielo e di tenermi il suo, ma poi ho voluto incorniciare e spedire quello stesso cielo, come se lo stessi riaccompagnando nella sua casa.

Ed è in legame alla casa che ho pensato alla scatola, un architettura povera e fragile, contrapposta alla grandezza e la bellezza della struttura dell’architetto Zaha Hadid che accoglie l’opera.

La scatola contiene un cielo di carta che fa da cuscinetto tra la terra ed i cocci di vetro infranti, come fosse una preghiera o un’intima speranza.

Perché mentre le cose più fragili vanno in frantumi, c’è sempre la speranza di un luogo che ridia valore alle cose semplici e immortali, come un cielo di carta capace di far riposare le cose più rotte, più impolverate, più dimenticate, per proteggerle e dare vita ad uno scambio profondo.

Francesco Cogoni 2018

Precedente Diari notturni 038 Successivo Diari notturni 040