Diari notturni 023

“La debolezza è potenza, e la forza è niente.
Quando l’uomo nasce è debole e duttile, quando muore è forte e rigido, così come l’albero: mentre cresce è tenero e flessibile, e quando è duro e secco, muore. Rigidità e forza sono compagne della morte, debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell’esistenza. Ciò che si è irrigidito non vincerà.”
Stalker,
Tarkovskij

La curatrice ha deciso il titolo per la mostra, sarà Fragile Forza e secondo me è perfetto.

“Quindi, racconto un po’ tutto quello che mi viene in mente, universi in carta straccia, li chiamavo così nel 2009, in quell’anno avevo 17 anni, dal 2006 lavoravo in maniera simile su legno e materiali di recupero, su ogni tipo di materiale, da quando ho iniziato, la mia ricerca si suddivideva così:
Lavori informali e autoritratti, fino al 2011 anno in cui ho dato un taglio netto ed ho cominciato il periodo di negazione, maschere in gesso, foto, specchi, vetri, cadaveri e performance.
I lavori su carta li ho fatti solo nel 2009, lavoravo a terra, lanciando il colore e muovendolo sollevando la carta come facevano gli indiani d’America per i segnali di fumo, mi cominciavo ad interessare agli indiani d’America in quel periodo, poi la serie di frecce del 2012 ho cominciato a pensarla in quei momenti, le leggende dei figli dagli occhi bianchi e tutte queste cose mi affascinavano molto, lavoravo sulla carta a più strati ma dovevo iniziare e finire lo stesso giorno altrimenti poi non ci lavoravo più, spruzzavo il colore prima con pennelli e attrezzi vari come spazzolini da denti, poi anche con le bombolette spray, creando effetti diversi a seconda che fossero smalti acrilici ad acqua o nitro che spruzzavo rigorosamente a colore fresco per creare effetti particolari, ma capitava anche che il colore fosse già asciutto quando ci lavoravo spruzzando, specialmente d’estate il colore asciugava subito. All’epoca questa cosa la vedevo come un rito, mi alzavo presto e facevo tutta Capoterra a piedi da casa mia alla falegnameria dove tenevo il materiale, mi piaceva la figura dello sciamano e sulla carta lanciavo spesso terra e carbone, anche se poi quando asciugava il tutto veniva via dal foglio, le pietre che lanciavo sulla carta venivano poi recuperate e protette incollando dei frammenti che spezzettavo a mano da alcuni lavori, i frammenti che non ho usato per proteggere le pietre li ho poi usati per creare le composizioni incorniciate.
I pezzi li conservavo in falegnameria e molti son stati rovinati dalle intemperie e li ho dovuti buttare, alcune parti recuperabili le ho tagliate dai pezzi ammuffiti, e anche quei frammenti insieme ai pezzi tagliati dal vento, li sto usando incorniciati, praticamente i pezzi che sto presentando sono i superstiti dei lavori del 2009 in un certo senso… nel 2016 ho recuperato il recuperabile, proteggendoli ammassati dentro buste nere e tenendoli in posti meno esposti al vento e all’umidità, con quella carta ho anche ricoperto la prima scultura antropomorfa che ho fatto, nel 2012 volevo fare un autoritratto scultoreo e alla fine l’ho ricoperta di uno strato di carta e vestita nel 2016 tenendo solo la “testa” scoperta.
Appena riesco a recuperare i pezzi e fare le foto le invio!”
16 mar 2019, 14:08
“Quando ho pensato di fare una personale a Palazzo Siotto erano i primi di Febbraio, organizzavo una mostra collettiva/asta di beneficenza per l’associazione Codice segreto che si occupa di ragazzi con gravi disabilità, poi anche facendo il clown dottore in pediatria al Brotzu vedo la fragilità dell’uomo durante la degenza ospedaliera, sia dei bimbi che dei famigliari (probabilmente sono sensibile a tematiche legate alla salute perché sono affetto da fibrosi cistica) perciò vedo un legame forte sulla fragilità anche soggettiva e sul concetto di cura, protezione in senso medico, poi Claudia mi ha invitato a organizzarla davvero una personale, ho pensato a diverse cose, più o meno recenti, all’inizio avrei voluto fare delle opere pensate su misura per lo spazio, però appena arrivato in studio ho visto quei bustoni neri e li ho aperti, i colori di quei vecchi lavori erano ancora molto intensi nonostante fossero passati dieci anni, e l’idea di esporre ufficialmente qualcosa dopo 10 anni mi piaceva moltissimo, come se li avessi dato il tempo di invecchiare e migliorare con gli anni… poi ho pensato a vari momenti in cui con Gildo si ragionava sull’opera che dura nel tempo, sul fare qualcosa di immortale, più o meno nello stesso periodo se non sbaglio lui si dedicava ai neri di piombo, materiali pesanti e eterni, io invece lavoravo la carta, un po’ per esigenze economiche ma soprattutto perché la carta è un materiale che amo, mi ricorda la temporalità di alcune filosofie orientali, la fragilità del materiale, ma soprattutto il fatto che per mantenerlo integro abbia bisogno di molta cura e protezione, questo è fortemente istruttivo, in questi giorni con l’esplosione mediatica della sedicenne Greta Thunberg sulle questioni climatiche mi sono venute associazioni spontanee che hanno rafforzato la mia convinzione a presentare proprio quest’anno i lavori del 2009, che rappresentano la protezione, la fragilità, l’avere cura, ma anche il tentativo di rendere prezioso e unico attraverso il colore un materiale fragile e povero come la carta…
La carta era stata lavorata liscia, la lavorazione e le intemperie ne hanno condizionato l’aspetto, sono stropicciate e accartocciate per caso, il primo rotolo lo modificò il vento, vederlo incastrato e spiegazzato lo ha reso molto più interessante, come se da pittura si fosse trasformo in una vera e propria scultura, da appesi i lavori mi sembrano rilievi su carta che possono cambiare di forma, mi piace l’idea che l’opera possa cambiare pur rimanendo sempre se stessa, e che nell’indifferenza sia destinata a perire come tutte le cose fragili, è come tutte le cose fragili abbia bisogno di una cura costante e di una comunità che sia disposta a valorizzare anche le cose più semplici.”
16 mar 2019, 16:49
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