Diari notturni 010

Dal 2017 ad oggi ho prodotto una cinquantina di tele di dimensioni variabili che rappresentano cieli più o meno nuvolosi, le nuvole dovevano essere una metafora, per i mutamenti delle cose sia della vita materiale che di quella spirituale.

Ho avuto modo di riflettere per lungo tempo su una serie di questioni legate ai cieli, il ritmo, i pesi, le dinamiche del colore, importante il legame con la fotografia, ed il fatto che ogni quadro dipinto è fatto senza alcun riferimento visivo e tentando di eliminare qualsiasi forma di figurazione intenzionale, non dev’essere una questione ottica.

Oltre alle tele vorrei realizzare delle installazioni, con specchi e cieli, o anche introducendo i cieli dentro contenitori piccoli, sommergendoli con strati di vetro, ma anche composizioni di cieli fatti con singole parti triangolari o esagonali, da scomporre e ricomporre, come delle strutture dodecaedriche scomponibili che possono essere installate in diversi modi.

Poi una grande tela si è squarciata ed ho voluto ricucire il cielo, poi mi sono reso conto che era una cazzata e l’ho scomposto in frammenti più piccoli, la semplicità del gesto è più importante di qualsiasi trovata poetica.

L’importanza del bianco e del blu e del loro inesorabile incontro.

(mi concentrerò sul valore alchemico dei colori in un altro testo)

Le strutture caotiche intrinseche ai cieli devono essere geometriche, si deve sentire chiaro e forte l’elemento strutturale.

Magari elaborare delle sospensioni con dei fili di lenza ultrasottili lungo tutto lo spazio, mentre ai muri dei grandi ovali dipinti, da installare al soffitto e perpendicolarmente anche sul pavimento.

Vorrei cominciare ad elaborare le nubi in modo più sofisticato, con l’aggiunta di grigi e contrasti più netti, non vorrei che come Rothko il nero mi porterà alla pazzia.

Aldilà del cielo devo elaborare nuove forme di rappresentazione.

Francesco Cogoni 2018

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