Diari notturni 005

“è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo”.

E nulla… a causa dei polmoni mi sento come un clown che non ha più il diritto di ridere.

Aldilà del divertimento, nonostante il divertimento stesso sotto la forma del “divertimentificio” sia uno degli strumenti più utilizzati a promuovere un modello capitalista.

Anche le cose in apparenza “intelligenti” che si possono sentir dire da chiunque all’interno di un contesto di divulgazione mediatica, sembrano solo una chiacchiera servile al guadagno egoistico, edonistico ed economico delle parti che si esprimono, oltre che delle parti annesse al sistema che permette di esprimersi e le divulga.

A parte in rari casi in cui associato al soddisfacimento di questi bisogni di base si trovi anche la volontà reale di condividere qualcosa di vero, teso al miglioramento dei fruitori, come nel caso della divulgazione storica o scientifica, ma aldilà dell’ambito stretto della divulgazione culturale, perché ha una ragion d’essere in ogni caso, qualora fosse espressione di fatti e argomentazioni e non strumento di propaganda per qualsivoglia ideologia.

Trovo semplicemente nocivo qualsiasi personaggio che esprime le proprie opinioni divulgandole attraverso media di massa, come accade nei programmi di politica tanto in voga nell’Italia di questi ultimi decenni. Ma sopratutto lo trovo fasullo, come se si usasse il proprio pensiero o la corrispondenza con un ideologia o gruppo di fruitori determinati che la condividono, come strumento di pubblicizzazione e vendita di sé.

poiché in seguito anche la propria persona, divenuta emblema di un dato pensiero, è strumento non solo per la propria realizzazione, ma rimane sempre funzionale ad interessi di terzi, come fosse un ingranaggio del grande sistema capitalista, che ingloba ogni individuo-consumatore, a prescindere dalla sua volontà, specialmente quello che vuole essere socialmente individualizzato, attraverso una sottile manipolazione egotica che aliena e deforma, mutando ogni soggettività in una caricatura di se non più messa in esame, data per scontata e socialmente riconoscibile, diventa immutabile parte integrante del sistema, in ogni caso, senza libertà di scampo.

Cosi il consumatore viene consumato, da un sistema che non è più per l’uomo ma l’uomo è per il sistema, facendo della soggettività, del gusto, degli interessi, delle passioni, semplicemente carburante motivazionale ad essere parte della macchina, per la macchina, con la macchina.

“On n’échappe pas de la machine”, diceva a ragione Deleuze. 

Francesco Cogoni 2017

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