Diari notturni 001

Il progetto interviste, prima ancora della sua concreta pubblicazione, nasceva con una finalità molteplice, in primis come studio personale; servivano sopratutto a me per conoscere in modo diretto l’artista attraverso la sua storia e il suo linguaggio artistico, per sondare e documentare le realtà artistiche e culturali presenti, per farmi un idea anche se solo approssimativa, sul dove, sul chi, sul come, sul quando e sul perché.

Da quando ho cominciato a pubblicarle attraverso la webzine Cagliari Art Magazine e sul sito Connectivart, ho anche la possibilità di condividere e far conoscere l’artista ed il suo lavoro ai lettori appassionati che giornalmente seguono la mia rubrica ed anche a chi incappa nell’intervista per la prima volta o sporadicamente, tutto questo a titolo gratuito, per ricerca personale, per permettere un angolo di visibilità equa e democratica a tutti.

Duchamp scrive:
Il processo creativo assume un tutt’altro aspetto quando lo spettatore si trova in presenza del fenomeno della trasformazione; con il cambiamento della materia inerte in opera d’arte, ha luogo una vera e propria transustanziazione e l’importante ruolo dello spettatore è quello di determinare il peso dell’opera sulla bilancia estetica.

In fin dei conti, l’artista non è da solo quando porta a compimento l’atto creativo; c’è anche lo spettatore che stabilisce il contatto fra l’opera e il mondo esterno, decifrando e interpretando le sue qualità profonde, e che, così facendo, aggiunge il proprio contributo al processo creativo.

Le interviste nascono anche come possibilità di creazione di un opera performativa e documentale co-partecipata, le domande sono sei, quasi sempre standard, sono gli stimoli di base che fanno generare le risposte nell’intervistato, già da subito le associavo alla pittura, la base, i tre primari, più bianco e nero, mi piaceva l’idea che le domande fossero strumenti che permettono ad ogni intervistato di creare qualcosa attraverso di essi, e le ho sempre pensate come opera concettuale a quattro mani, tra me e l’intervistato.

In questa volontà, come in tante altre nel mio percorso, si esprime l’intimo desiderio di rendere arte e vita una cosa sola.

Francesco Cogoni 2016

 

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