Antonella Bosio “È un tempo più consapevole.”

come procede la vita in questo momento difficile? 

La vita va avanti, non come prima, ma il tempo passa e scorre comunque, perché il tempo mantiene sempre la stessa identica velocità, nonostante tutto, la stessa che aveva prima, prima della malattia e della consapevolezza della fragilità della vita, prima delle statistiche quotidiane con la conta di morti e malati, statistiche che hanno avuto come conseguenza l’isolamento fisico che stiamo affrontando.

In queste condiziono tutto lo schema del quotidiano è profondamente cambiato, in particolare la percezione che io ho del tempo, del suo trascorrere e del valore che ha o meno di “tempo speso bene”.

A volte sembra essere un tempo dilatato, ho molto più tempo per me e a disposizione per tutto quello che da sempre desidero fare e per farlo meglio. Disegno molto, ma molto di questo tempo lo dedico anche alla riflessione; rifletto su quello che provo a causa delle limitazioni e su quello che intorno a me sta accadendo, rifletto cercando anche di capire cosa resterà di questa esperienza ma, sopratutto, mi chiedo; cosa ci riserva il futuro? Penso spesso al futuro.

Contemporaneamente, il tempo a volte sembra “contratto”, forse anche perché ogni giorno lo si trascorre svolgendo sempre la stessa identica manciata di atti semplici ed essenziali, è così che i giorni passano e sembra di non aver concluso mai niente di concreto, come scavare una buca nella sabbia asciutta che a fine giornata e poco più di una cresta sulla spiaggia. Spesso ripenso a come, fino a poco più di un mese fa, nelle stesse identiche 24 ore, riuscissi ad inserire così tante esperienze. Penso spesso alche al passato.

È un tempo più consapevole.

Vivo sentimenti contrastanti, amplificati dalla mancanza del conforto, che solo il confronto, con sensibilità affini ti dona. Mi sto abituando pian piano ad accettare alcune di queste limitazioni, provando a cercare stimoli nuovi e possibili obiettivi alternativi.

Molte volte sono stata anche triste o arrabbiata. Spesso preoccupata, la mia famiglia esplosa, separata e sparsa, tra Italia ed Europa, mi tiene sempre un po’ in allerta. Cerco di captare, ascoltare e analizzare tutti questi sentimenti come stimoli preziosi, perché forse, quello che mi spaventa davvero più in tutto questo è l’apatia a cui ti porta la noia. 

Stai continuando a dipingere? Com’è cambiata la tua arte in una condizione di semi isolamento come quella in cui ci troviamo?

Lavoro moltissimo, fin da subito ho sentito la necessità di “costruire” qualcosa, non avevo un luogo adatto in casa, ho sempre dipinto nell’atelier di una amica pittrice, proprio per quel bisogno di confronto, che ho sempre ritenuto essenziale per la costruzione delle basi, nel mio lavoro espressivo.

Ho allestito una vecchia scrivania in soggiorno, dietro al divano. 

È stata la “costrizione” a dare corpo al progetto. Pochi materiali, carta, inchiostro di china, giornali e colla, penne e matite, qualche colore che ho, quasi da subito, abbandonato. Una stata una scelta, volevo accogliere le emozioni di una vita caratterizzata da limitazioni. Anche le misure sono ridotte sono state una scelta.

Una scelta di convivenza consapevole. Il mio spazio è anche spazio condiviso con altri, sarebbe stato ingiusto costringere tutti al mio stile di vita occupando troppo prepotentemente gli spazi.

Ho iniziato completando uno sketchbook, il primo decreto prevedeva soli 15 giorni di distanziamento sociale, ma non è stato abbastanza, ho dovuto aggiungere, man mano che si aggiungevano nuovi decreti e limitazioni, molti altri fogli liberi per continuare il progetto e arrivare fino ad oggi, molti altri ancora ne avrò da aggiungere credo.

Da subito ho affiancato, ai disegni quotidiani, una serie di pagine scritte, luogo dove attraverso le riflessioni della scrittura faccio il punto sugli eventi e sulle emozioni, avevo la necessità di capire quali, tra tutte quelle il giorno mi proponeva, sarebbero restate impresse per divenire esperienza.

È così che ho sostituto il confronto, che ho sempre coltivato con i colleghi artisti, con una forma di autoanalisi quotidiana sotto forma di diario..

Non è stato affatto facile, ho affrontato diversi momenti di difficoltà, a volte mi sembrava che routine e noia, potessero annientare qualsiasi altra emozione, in queste occasioni ho lavorato a fondo, ripulendo la mente dai capricci dell’umore, è così che sono riuscita ad indagare tutte le emozioni, attraverso sfumature e dettagli, come in precedenza non avrei saputo fare.

Hai modo di tenerti in contatto e condividere la tua arte con i fruitori? Che ruolo giocano i Social in questa battaglia?

Anche i social li ho vissuti con sentimenti contrastanti.

Da subito mi disturbava, questa sovraesposizione all’informazione a cui ero sottoposta, sono diventata molto attenta, critica e analitica, ho fatto molta selezione, sopratutto nei contenuti che voglio vedere, ma anche condividere.

Devo però riconoscere che, grazie alla rete, ho anche scoperto opportunità di confronto e avuto ottime occasioni di supporto e stimolo.

Ho trovato molto interessante la programmazione che diversi profili, sopratutto Instagram, hanno condiviso, alcune di queste proposte le seguo quotidianamente per tenermi informata e ascoltare quello che il mondo dell’arte sta vivendo. Grazie alla rete ho anche scoperto applicazioni, con contenuti mirati al mondo della cultura e dell’arte, ed è sempre dalla rete che vengono alcuni degli spunti di rinnovamento e apertura mentale, che sto sperimentando in questi ultimi giorni.

La vivo positivamente in quanto condizione di emergenza, non posso però pensare ed accettare l’idea che questo sia, per la scena artistica e culturale, l’unico possibile per il futuro. 

La rete non potrà mai sostituire l’interazione reale tra le persone o delle persone con le opere, è uno strumento potente, che allo stato attuale sappiamo essere anche indispensabile, ma deve essere usato bene, con attenzione e competenza, cosi potrà di sicuro essere un ottimo supporto anche nell’arte.

Non potrà mai essere il solo e unico metodo di fruizione dell’opera artistica.

Che ruolo dovrebbe svolgere l’artista in questo momento storico?

Sul ruolo di arte e artista nel futuro a volte ho posizioni contrastanti, sto elaborando le variabili di questo futuro in divenire.

Non credo che il ruolo sia cambiato o che cambierà a causa di questa esperienza, quelle che cambieranno saranno di sicuro le condizioni e forse anche i metodi. Dovranno essere aggiornati i metodi di divulgazione, la promozione delle opere dovrà  essere integrata, adattandosi alle nuove modalità di condivisione.

Prima, come dopo, nel fare arte dovrai essere valutato non solo per quello che produci, ma anche per  la profondità di pensiero e la serietà di contenuti del lavoro proposto. Tolti i rapporti di relazione e le visite in atelier, tolto il rapporto umano, che consente la trasmissione di questi valori attraverso la reciproca conoscenza, sarà indispensabile, per gli artisti, procurarsi gli strumenti adatti alla diffusione del proprio lavoro e del pensiero che lo supporta.

Una rivoluzione digitale strutturale e mentale che siamo costretti ad affrontare in pochissimo tempo e come sempre senza risorse.

L’artista resta testimone di esperienze, quelle che vive o quelle di cui è privato, credo abbia molto da raccontare di questo periodo. Dovrà trovare da solo il modo alle nuove condizioni.

Secondo te, come cambierà il mondo, ma sopratutto i mercati dopo la fine del covid-19?

Il mercato dell’arte? Sono onesta e un po’ critica. lo vedo chiuso, sopratutto agli emergenti, almeno per tutto il prossimo periodo.

Senza mostre, incontri e scambi di idee, visite ad atelier e visione delle opere, per il comparto emergente la vedo davvero dura. Anche volendo puntare sulla promozione in rete, i tempi di costruzione di un portfolio web non son brevi e sopratutto non economici.

Diverso sarà forse per gli artisti più solidi, che hanno già una struttura di promozione e contatti, può essere che qualche opportunità potrebbe presentarsi..

Infatti molte iniziative, sviluppatesi in questo periodo e proposte nel web, vedono gallerie e associazioni culturali muoversi con progetti che hanno coinvolto artisti a loro noti, invitandoli a sviluppare idee che sono divenute occasioni di auto promozione, diffusi poi in rete. 

Per ora penso che ci sia davvero ancora troppa confusione e, sopratutto, troppo poca attenzione e coscienza per i problemi del mondo culturale in generale, ma dell’arte e degli artisti in particolare, e nessuno parte dal basso.

Come si dice; chi fa da se fa per tre.

Un’ultima osservazione dell’ultimo minuto un po’ amara forse, ma consapevole.

Credo che gli artisti del nostro settore pagheranno l’incapacità cronica di fare rete, di evidenziarsi come gruppo sociale di professionisti nell’arte.

Chiusi nei nostri atelier ci facciamo trattare da hobbisti.

Contatti:
cell. +39 3355354951
Francesco Cogoni
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