Alessandro Pedroni “Momento difficile? In Italia siamo dei privilegiati”

Come procede la vita in questo momento difficile?

Difficile? In Italia siamo dei privilegiati che si possono permettere di fermare tutta l’economia, per stare tutti a casa (e bisogna averne una di casa per starci), e malgrado ciò stiamo tutti facendo la spesa e abbiamo tempo di lamentarci! Non mi sembra un momento difficile, almeno per noi. Difficile è per chi sta fuori, senza tetto, senza garanzie, senza speranze e senza nessuno da cui pretendere il rispetto di “diritti acquisiti”.

Stai continuando a dipingere?

No, questo periodo di ozio coatto ha rotto tutti i miei ritmi, non posso andare in studio e malgrado abbia uno studiolo in casa riesco raramente a mettermi davanti ad un lavoro. Navigo in un limbo di idee ancora non concluse e sfuggenti. So che questo mi succede prima di intensi periodi di lavoro e me ne faccio una ragione. Sono più preoccupato dal volume crescente della mia pancia che comincia a diventare ingombrante.

Com’è cambiata la tua percezione dell’arte in una condizione di semi isolamento come quella in cui ci troviamo?

I pittori davanti alla tela sono soli. Nasciamo da soli, dipingiamo da soli moriamo da soli. Non è cambiato niente, continuiamo ad essere accarezzati da idee che si vorrebbero far incarnare aspettando che una di esse si faccia pressante e urgente al punto di costringerci a fare la fatica di concretizzarla.

Hai modo di tenerti in contatto e condividere la tua arte con i fruitori? Che ruolo giocano i Social in questa battaglia?

Io sono un artigiano, l’arte come la intendono oggi mi sembra una grande bolla di sapone, e non ho voglia di lasciarmi coinvolgere in giochetti fatui. I social sono (o potrebbero essere) un formidabile mezzo di condivisione delle idee, se non fossero inquinati da demagogia e futilità. Ho scelto di interagire attraverso un gruppo nel quale richiamo l’attenzione sullo studio e l’approfondimento del sistema rigoroso e formidabile di indagine della realtà, sviluppato in secoli di attività nelle botteghe artistiche dal quattrocento a fine ottocento che si chiama disegno e pittura realista. Un metodo che rappresenta uno studio sulla percezione umana che per altri versi e per altre vie ha anticipato le scoperte scientifiche che si vanno facendo attualmente sulla percezione nel campo delle neuroscienze.

Credo questo che sia un modo degno per giocare un ruolo culturale controcorrente attraverso un blog o comunicando sui social network, piuttosto che aderire alla fiera della autorefenzialità e dell’autocompiacimento che impera nella comunicazione.

Che ruolo dovrebbe svolgere l’artista in questo momento storico?

Non facendo parte della categoria non ho le idee chiare … forse come sempre di testimonianza e di racconto?

Secondo te, come cambierà il mondo, ma sopratutto i mercati dopo la fine del covid-19?

Non credo che nessuno sia in grado di prevedere nulla di tutto ciò. Ci sarà davvero una fine? Chi poteva prevedere come sarebbe cambiato il monto dopo la scoperta dell’America? La speranza sarebbe che le cose migliorassero ma un sano pessimismo e uno sguardo sulla disperazione che la maggioranza dell’umanità (non di noi che viviamo in un’isola felice – fin che dura) sta soffrendo, sul fatto che malgrado tutto le guerre non si sono sopite, che la minoranza rapace continua a cercare di dettar legge, induce a non coltivare illusioni. Le cose peggioreranno e non ci potremo fare nulla. E forse, la cosa peggiore è che non ci estingueremo gli umani sono belve troppo feroci e adattabili perché succeda.

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Francesco Cogoni.

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