INTERVISTA A CARLO SALVATORE LACONI

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Il quando, è insito nel sempre o almeno da quando ho memoria; però sicuramente tutto il mio opus di ricerca nella sua dimensione professionale, nasce quando ho scelto di mettermi alla prova “entrando in bottega” in uno dei più delicati e preziosi, quanto complessi laboratori di scultura a cielo aperto, quale è la SARDEGNA.

I differenti contesti ambientali del territorio regionale sono stati, e sono ancora fonte di ispirazione e al contempo palcoscenico, per la realizzazione di numerose opere scultoree, installazioni site-specific, e diversi progetti culturali interspecifici.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Inizialmente artisti della Minimal Art, come Carl Andre, Dan Flavin, Donald Judd, Sol LeWitt, Robert Morris, etc. con i loro vocaboli formali ridotti, seriali, con tecniche non relazionali di composizione, che rispecchiava consapevolmente e inconsapevolmente lo spirito del proprio tempo.

Successivamente i grandi dell’Outdoors Art, dai primi interventi della Land Art americana all’Art in Nature europea, artisti come Carl Andre, Walter De Maria, Michael Heizer, Robert Morris, Dennis Oppenheim, Sol LeWitt, Robert Smithson, Stephen Kaltenbach, Claes Oldenburg, etc. etc… che mettevano in discussione gli approcci artistici del passato in accordo con un clima di rottura e di vera e propria controcultura imponendo nuovi confini: esploreranno i siti naturali e i vasti spazi aperti e si confrontano con una realtà che l’arte, fino a quel momento, non aveva considerato valida per la propria ricerca Infine i grandi artisti internazionali sardi come Costantino Nivola, che ha saputo recuperare in uno stile tipicamente purista le nostre care divinità ancestrali come le “Dee Madri” tanto sacre quanto identitarie; Maria Lai che è riuscita a sintetizzare degnamente la Public Art al Paesaggio, come in “legarsi alla montagna”, tramite le metodologie dell’arte nel territorio, in stretto contatto con la comunità per rivalutare l’ambiente cittadino; e Pinuccio Sciola in cui la sua originale ricerca personale sulle pietre e la loro natura intrinseca, lo portano verso una musicalità della pietra, in cui le proprietà sonore delle sculture sono un unicum che si collocano nella dimensione più aulica e contemplatrice della Natura nella sua sacralità.

Cosa cerchi in arte?

“Colui al quale la natura comincia a svelare il suo segreto manifesto, sente irresistibile nostalgia per la più degna interprete di essa, l’Arte”; ecco, questa citazione di J.W. Von Goethe, in parte risponde alla domanda, perché innanzitutto è importante sottolineare che il rapporto che lega l’uomo all’ambiente appartiene all’essenza della vita stessa.

La natura, sfondo primordiale di tutte le nostre attività, è la più grande delle “grandi immagini” che compongono il paesaggio della nostra vita.

Il paesaggio, di per se elemento sostanziale per la narrazione delle gesta e delle passioni umane, attraverso l’Arte può “sublimare il suo ruolo” e divenire un eccezionale, incomparabile, “strumento di identità e consapevolezza sociale”.

In un certo senso la mia ricerca artistica, concepisce il “paesaggio sociale/globale” come struttura olistica, dove la complessità d’insieme della Società, come la Natura, non è riducibile ai singoli elementi percepiti.

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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Vorrei parlare di CONNECTING LANDSCAPE, il mio Progetto di Ricerca costantemente in – progress da oltre 10 anni, che cerca di organizzare un network interterritoriale di opere scultoree site-specific connesse tra di loro in diverse nazioni, e che rivela una sorta di Genius loci su scala globale, attraverso la sintesi simbolica e semantica del linguaggio tecnologico, il codice informatico inciso sulle opere, che viene inteso come metafora odierna dello Zeitgeist, lo “Spirito del Tempo” (globale).

Questo progetto di ricerca che si potrebbe riassumere in metodologie derivanti dalla Land Art, combinate le Tecnologie di Comunicazione ICT, e competenze di gestione dell’European Project Management, si concede al fruitore come un’esperienza sinestetica rappresentata dalle opere d’arte nel contesto paesaggistico, in un insieme di elementi di suggestioni simboliche e di funzioni semantiche, che suscitano nel fruitore una nuova e/o diversa consapevolezza cognitiva dell’ambiente naturale, abitualmente percepito ma non sempre contemplato nella sua stratificazione culturale.

Il processo che si vuole attuare, con la carica metaforica dell’arte, mette in luce la mutazione che sta caratterizzando la nostra attuale esperienza del mondo: la convergenza tra gli elementi tradizionali del reale, gli strumenti e le infrastrutture tecnologiche, creano le condizioni per forme di dialogo o di interazione assolutamente originali.

Inoltre Connecting Landscape ha conseguito diversi riconoscimenti internazionali e pubblicazioni; è stato presentato già nel 2006 al XI° Forum Internazionale UNESCO – Sez. Tutela del Patrimonio non Tangibile – Firenze, e nel 2014 è stato discusso come Caso Studio Contemporaneo nella Laurea in Archeologia e Storia dell’Arte, presso L’UNIVERSITÀ degli STUDI di CAGLIARI, da una abile dottoressa plurilaureata.

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

Credo inesistente, non saprei, ma le mie attività professionali, continue e diversificate, sono mutuate da “coincidenze significative” e affinità elettive con diversi e ben accurati estimatori culturali, e di norma fuori dalle logiche di mercato.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Insisti; Resisti; Esisti; …sii fortunato, e indubbiamente studia, viaggia, studia, confortati con tutto, studia, stanzia là dove ti senti accolto e in fine studia.

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sito: http://www.connectinglandscape.it

Francesco Cogoni.

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